Depositi Tokenizzati
La moneta delle banche è entrata on-chain. E non ha aspettato settembre.
di Paolo Battiston, Chief Research Officer di Global Payment Insights
Ci sono estati in cui non succede nulla, e altre in cui il terreno si sposta sotto i piedi mentre tutti sono in vacanza. Questa è la seconda.
Nel giro di poche settimane, mentre chiudevamo l'impaginazione del secondo numero del nostro osservatorio La banca nell'economia tokenizzata, sono arrivati due annunci che, letti insieme, raccontano dove sta andando la moneta.
Il 30 giugno Open Standard ha presentato Open USD: una stablecoin governata non da un emittente unico, ma da un consorzio di oltre 140 tra i maggiori nomi di pagamenti, finanza e tecnologia — Visa, Mastercard, Stripe, BlackRock, BNY. Un'infrastruttura aperta e condivisa. In dollari.
Il 9 luglio Swift ha annunciato che il suo ledger blockchain è pronto: 17 banche su sei continenti piloteranno pagamenti cross-border 24/7 regolati in depositi tokenizzati, con Swift nel ruolo di coordinamento tra i registri delle singole banche.
Due notizie, un'unica lettura: i due strati della moneta tokenizzata si stanno costruendo adesso.
Non è una nuova tecnologia. È una nuova infrastruttura.
La tesi del paper si riassume in una frase: la tokenizzazione della moneta sarà per le banche ciò che il cloud è stato per l'Information Technology. Non un prodotto in più a catalogo, ma un cambiamento del terreno su cui si compete, destinato a ridefinire margini, relazioni e modelli competitivi.
In questa infrastruttura ci sono due tasselli complementari. Le stablecoin sono il primo — lo strato di movimento del valore, già operativo, oggetto del nostro primo numero. I depositi tokenizzati (DT) sono il secondo — la moneta di banca commerciale che diventa programmabile restando nel perimetro regolato: la moneta bancaria che entra nell'era degli smart contract conservando intatte le garanzie che ne giustificano la fiducia.
La distinzione è netta, e capirla è il presupposto di ogni decisione sensata. Le stablecoin muovono; i depositi tokenizzati conservano. I DT sono moneta bancaria regolata (CRD/CRR), on-balance sheet, coperta dalla garanzia dei depositi, remunerata e capace di sostenere il credito — a differenza delle stablecoin, strumenti privati off-balance sheet con riserve sterili. Non sono la versione bancaria delle stablecoin: sono qualcosa di più solido. E non sono alternativi: presidiano funzioni diverse e simultanee. La risposta giusta per una banca non è scegliere tra i due, ma costruire presidio su entrambi, in parallelo.
Un pezzo del puzzle, non tutto il puzzle
Le notizie dell'estate vanno lette con precisione, senza sopravvalutarle.
Il paper argomenta che l'ostacolo alla diffusione dei DT non è mai stato normativo né tecnologico: il quadro europeo è già favorevole e i casi d'uso wholesale sono già operativi nei grandi gruppi globali. L'ostacolo è di governance e coordinamento — la mancanza di un layer di interoperabilità che consenta di trasferire depositi tokenizzati tra banche diverse.
Ma quel layer ha due componenti distinte, che vanno risolte da attori diversi. La prima è il coordinamento tra emittenti — discovery, routing, regole comuni, orchestrazione: il transaction coordination layer. La seconda è il settlement, il regolamento finale, che per restare privo di rischio deve avvenire in moneta di banca centrale.
Il ledger di Swift affronta la prima componente: svolge, di fatto, il ruolo di coordinamento e orchestrazione tra i registri delle banche partecipanti. È un tassello utile, ma si ferma lì — il regolamento, nel suo modello, continua a passare dai binari esistenti. La gamba davvero decisiva, il settlement in moneta di banca centrale on-chain, resta appannaggio delle piattaforme delle banche centrali: Pontes, che dal terzo trimestre 2026 àncora il settlement in euro; Appia, il disegno di lungo periodo con riserve di banca centrale native su DLT; e, sul piano cross-border globale, un'infrastruttura del tipo Progetto Agorà della BIS.
È qui che si misura il ritardo europeo. Il coordinamento tra grandi banche internazionali sta avanzando, ma la componente che pesa di più per la sovranità monetaria del continente — il settlement in euro — è ancora in gran parte da costruire. E i tavoli dove si definiscono standard e infrastrutture si stanno formando adesso: nella lista delle 17 banche del progetto Swift non compare alcun nome italiano, e lo standard aperto che raccoglie 140 partner globali attorno a Open USD è denominato in dollari. Per le banche europee il messaggio è chiaro: conviene esserci prima che le posizioni siano assegnate.
Non è teoria: è transaction banking.
La posta in gioco è economica, non speculativa. Una quota rilevante del transaction banking corporate — cash management, FX, pagamenti, la relazione di tesoreria stessa — è esposta all'erosione se i flussi dei clienti migrano su piattaforme di terzi. Le domande che un board dovrebbe portare al tavolo sono concrete: quanto transaction banking perderemmo se il wallet di tesoreria del nostro cliente non fosse il nostro? Quali nostri corporate potrebbero già oggi essere attratti da una piattaforma come JPMorgan Kinexys?
E attenzione a dove guardare. Il rischio più insidioso per le banche europee non sono le stablecoin in dollari: sono i G-SIB regolati che, tramite le filiali locali, possono emettere DT in euro con piena compliance CRD/CRR e copertura del fondo di garanzia. Per il tesoriere di una multinazionale, un unico fornitore globale 24x7 in tutte le valute è strutturalmente più forte di qualsiasi offerta locale priva di capacità DT.
Ma la stessa transizione che minaccia chi resta fermo premia chi si muove per tempo. Accanto alle aree a rischio ci sono opportunità concrete — treasury services digitali, collateral e repo intraday, custodia e cash leg per i mercati dei capitali tokenizzati. Rischio e opportunità sono due facce della stessa scelta: occupare una posizione nella nuova value chain prima che le posizioni migliori siano già prese.
Cosa trovate nel paper
Il secondo numero di La banca nell'economia tokenizzata analizza i DT con lo stesso approccio pragmatico del primo: dati concreti, analisi della value chain, scenari e call to action differenziata per profilo di banca. In sintesi:
- Cinque messaggi chiave, dal perché i DT sono la moneta di banca commerciale nativa per la blockchain, al perché la minaccia vera arriva dai G-SIB in euro.
- Tre scenari evolutivi, ordinati per probabilità e orizzonte: i DT come strato di deposito accanto alle stablecoin (fino a circa il 2030); i DT come infrastruttura wholesale europea (oltre il 2030); i DT come infrastruttura universale globale (verso il 2035). Non sono stadi di un'unica traiettoria: il primo può persistere a lungo.
- Cinque decisioni che il board non può delegare né rimandare: quale ruolo nella value chain; con quale sequenza presidiare stablecoin in euro e DT, e con quali responsabilità interne; quali casi d'uso pilotare per primi e con quali clienti; consorzio o soluzione proprietaria; quali segnali di mercato indicano che il layer di interoperabilità sta maturando — e chi, in banca, ha il mandato di monitorarli.
Nessuna di queste decisioni richiede certezze sul futuro. Richiedono onestà sul presente e chiarezza sulle opzioni. Rimandarle è già una scelta — la più rischiosa.
Una lettura per l'estate, una decisione per settembre
So bene che siamo alla vigilia delle vacanze e che l'attenzione è, comprensibilmente, altrove. Ma forse è il momento giusto: una lettura da ombrellone per arrivare a settembre con le domande giuste già sul tavolo, invece di scoprirle quando il mercato chiederà una risposta rapida.
Perché a settembre, di depositi tokenizzati, si tornerà a parlare. E chi avrà usato quest'estate per capire — a costo quasi nullo, senza impegni irreversibili — partirà avanti rispetto a chi avrà solo aspettato.
Buona lettura. E buone vacanze. Ne riparliamo a settembre.
Inserisci la tua email per scaricare il PDF
Download avviato con successo!
Il download del file inizierà a breve.