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I cinque step dell’advisory ESG

Scritto da Maurizio Primanni, ceo di Excellence, per il mensile Advisor

La sostenibilità sembra essere ormai diventata la principale finalità, certa e condivisa, da perseguire da pressoché tutte le istituzioni e gli Stati mondiali. Con il Green Deal europeo, il piano inaugurato con avvento a capo della commissione di Bruxelles di Ursula von der Leyen, l’Unione Europea ha deciso di diventare entro il 2050 l’area politica mondiale più innovativa, la prima a zero emissioni di gas inquinanti. In ciò è stata seguita dalla Cina, che tramite il leader Xi Jinping ha sostenuto di voler raggiungere il medesimo obiettivo ambientale entro il 2060. Anche oltreoceano, con l’insediamento alla Casa Bianca di Joe Biden, la situazione sta cambiando. A differenza del predecessore Donald Trump, il presidente Usa scommette anch’egli sulla sostenibilità come motore della crescita e non a caso una delle sue prime decisioni è stato il ritorno degli Usa nell’Accordo sul clima di Parigi del 2015. La pandemia inoltre ha accelerato tutto questo – in Italia, in Europa e nel resto del mondo.
L’Ue ha dato vita a Next Generation EU, un piano da 750 miliardi di euro. In Italia, il premier Mario Draghi, economista di fama e credibilità mondiale, già presidente della BCE, ha licenziato il PNRR (Piano Nazionale Ripresa Resilienza) con l’avvallo del Parlamento, un programma di investimenti da 248 miliardi (69 di prestiti e 122 a fondo perduto) attraverso i quali, non solo rimettere in carreggiata l’Italia, recuperando il ritardo pre-Covid rispetto alla crescita del PIL di altri paesi, come Francia, Germania e Spagna, ma anche contribuire ad evolvere in modo significativo il profilo di sostenibilità del nostro sistema industriale e del nostro paese tutto.
Il PNRR prevede infatti di agire su sei macro-aree, di cui la seconda proprio dedicata ai temi della sostenibilità:

1. digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;
2. rivoluzione verde e transizione ecologica;
3. infrastrutture per la mobilità sostenibile;
4. istruzione e ricerca;
5. inclusione e coesione;
6. salute.

 

NEL DETTAGLIO DELL’OFFERTA
La consulenza finanziaria non può non tenere conto di tali elementi nell’immaginare la sua traiettoria di evoluzione futura e l’evoluzione della stessa normativa MiFID II in chiave ESG darà ulteriore stimolo in tale direzione. Banche e consulenti finanziari dovranno quindi attrezzarsi a tutti i livelli, gestionale, organizzativo e comportamentale, per affrontare quella che appare una tendenza ineluttabile dei prossimi anni: proprio perché risultato di una forte volontà politica, della Ue in primis. Tutti i principali gruppi bancari (UniCredit, Intesa Sanpaolo, MPS, Crédit Agricole, BPM) e le reti di consulenti finanziari (Fideuram ISPB, Banca Mediolanum, FinecoBank, Banca Generali, Allianz Bank FA, Azimut) hanno ormai sviluppato sofisticati modelli di consulenza, che dovranno essere estesi anche al fattore ESG. Rating ESG (Environmental, Social e Governance) saranno determinati per ciascun titolo e per ciascun fondo comune di investimento e anche l’intero portafoglio di investimenti di ciascun cliente potrà vedersi attribuito un rating ESG, ovvero un indicatore di qualità del titolo o del portafoglio nell’investire in aziende che manifestano attenzione per un migliore e più sostenibile uso delle risorse. Il mercato offre anche green bond con cui le banche raccolgono fondi per poi finanziare le aziende che operano in un’ottica di sostenibilità. Altra possibilità è rappresentata dai cosiddetti transition bond, obbligazioni emesse dalle aziende invece attive in settori con problemi di sostenibilità ambientale. Queste ultime, tramite tali prestiti, devono riconvertire la loro produzione o il loro sistema energetico verso criteri di maggiore attenzione ambientale. La consulenza ESG potrebbe prevedere i seguenti step:

1. valutazione del livello di sensibilità ai temi ESG da parte del cliente;
2.sensibilizzazione del cliente circa i benefici di investire in portafogli ESG based e contestuale arricchimento del suo bagaglio di conoscenze e competenze, anche attraverso la fornitura di tool di autoformazione;
3. analisi e rendicontazione degli investimenti in portafoglio tramite rating ESG;
4. ribilanciamento dei portafogli con prodotti e asset manager a migliore rating ESG;
5. servizi di cleaning dei prodotti non sostenibili e proposta di sostituzione con altri a maggiore livello di sostenibilità.

Il rischio è che nel grande insieme ESG rientrino anche soluzioni spurie. Qualche commentatore ha fatto riferimento alle proposte legate ai paesi emergenti, in particolare alla Cina, lanciando
il sospetto che la svolta green di Pechino potrebbe essere solo strumentale. Va da sé che è necessario un approccio più complesso per il consulente che costruisce un portafoglio di investimenti sostenibili e sarà necessario acquisire nuove competenze.

I VANTAGGI PER IL CLIENTE
Tutto ciò, se ben gestito, andrà a diretto vantaggio del cliente e del consulente, che ne beneficerà in termini di aumento del livello di trust nei suoi confronti da parte dei clienti maggiormente sensibili ai temi della sostenibilità, ciò in particolare per tre motivi:

1. il pricing dei prodotti ESG è più conveniente rispetto a quello degli altri sul mercato, anche se riteniamo che nel medio-periodo tale vantaggio potrebbe ridursi per via di una maggiore complessità richiesta al gestore degli stessi prodotti;
2. il loro rendimento attualmente è sistematicamente superiore al benchrnark;
3. i portafogli ESG sono meno volatili e riducono in modo importante il rischio di perdite. Il consulente potrà da ultimo anche rispondere ad una sorta di moda nel senso positivo del termine: le persone oggi, a seguito anche della pandemia da Covid-19, hanno maggiore consapevolezza e si sentono sempre più coinvolte da quei contesti e cambiamenti rispetto a cui si sentono toccate da vicino, dal clima alla politica, dal lavoro all’economia.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2021 del mensile Advisor ed è stato distribuito a Il Salone del Risparmio 2021

 

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