Notizia

La competenza geniale: la curiosità

di Francesca Colombo, Manager di Excellence Education

Recentemente durante un’intervista a una nota giornalista italiana, alla domanda: “Qual è la competenza che più ti ha aiutato nella costruzione del tuo percorso e della tua carriera?” la risposta è stata: “La curiosità, l’essere curiosa ed interessarmi a molte cose, tenere la mente aperta”.

In un’altra intervista un’imprenditrice parla dell’ascesa delle persone “multipotenziali” ovvero persone che non hanno un’unica vocazione ma ne hanno molte, presentano molti interessi e riescono e vogliono essere competenti su diversi fronti, grazie soprattutto alla loro innata dote di curiosità.

Insomma, ultimamente quando si tratta di parlare di costruire percorsi professionali solidi e figure in ascesa nel mondo del lavoro, la curiosità diventa “la competenza geniale senza cui sembra impossibile proseguire.

Secondo il dizionario etimologico il termine “curioso” viene dal latino “curiosus” che deriva da “cura”: sollecitudine. Quindi, il curioso sarebbe colui che si cura, che è sollecito nell’investigare. Il significato di “curioso” nel vocabolario Garzanti è: “Desideroso di sapere, di conoscere (per amore di conoscenza o anche senza un interesse autentico, per capriccio)”. Il curioso è quindi anche una persona che ha sempre voglia di conoscere cose nuove, scoprirle.

Per questo si dice spesso che la curiosità conduce alla conoscenza. Le persone curiose non accumulano soltanto un bagaglio notevole di conoscenze, ma sanno anche sfruttarle nel momento opportuno. Quando, cioè, davanti a un problema trovano una soluzione unendo in modo originale i “pezzi” raccolti nel tempo dalle fonti più diverse, attivando le competenze di “problem solving”, “thinking out of the box”, etc.

Guardarsi intorno e farsi domande su quello che ci circonda è uno degli ingredienti fondamentali dell’essere curiosi. La capacità di concentrarsi su qualcosa cogliendone le differenti sfaccettature è quello che rende unica l’idea o il lavoro che stiamo svolgendo. Si tratta in sintesi di una predisposizione mentale attiva che mette tutto in discussione in maniera propositiva.

Ma è possibile sviluppare la maggiore apertura mentale alla base della curiosità? E se sì, come?
Dalle ricerche e dagli studi, sembra proprio di sì, e in modo più facile di quanto si pensi.

Vediamo come:

1 – Leggere
Leggere libri, riviste, giornali, dai più impegnati a quelli che possono apparire “frivoli”, cercando di coglierne il senso più profondo, apre un mondo di possibilità.

2 – Osservare e fare domande
Le domande sono il centro della curiosità. Rinvigoriscono la mente e hanno il potere di riformulare i nostri pensieri. Per fare buone domande, però, occorre prestare attenzione ed essere buoni osservatori.

3 – Cambiare abitudini
La routine è uno dei killer della curiosità. Le abitudini sono uno schema fisso che si ripete nel tempo, è come quando siamo in auto e accendiamo il navigatore e spegniamo il cervello su ciò che ci circonda. Basta poco per cambiare le piccole abitudini e rinnovare il proprio punto di vista, basta anche una piccola modifica della solita quotidianità (cambiare bar per la colazione? Sì, anche quello).

Per fare cose nuove, costruire nuovi percorsi, cambiare, crescere etc. bisogna avere voglia di cercare, scoprire, inventare, bisogna essere spinti dalla curiosità di conoscere, imparare, aggiungere ogni giorno un pezzo alla propria conoscenza e alla propria esperienza, facendosi domande di qualità, volendo guardare le cose da nuovi punti di vista per vedere e rendere visibili agli altri quello che fino a quel momento era “nascosto”. D’altronde lo stesso Einstein di se stesso diceva di non avere talenti speciali, ma di essere soltanto follemente curioso.

LEGGI ANCHE — Creatività: yes, you can!