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Come usare processi creativi ed il “pensiero divergente” per trovare soluzioni innovative nella creazione di prodotti e servizi

di Marta Morandi, UX Designer di Excellence Innovation

In questo articolo approfondiamo il concetto di creatività e processo creativo e cerchiamo di individuare quali sono gli elementi che servono per arrivare a formulare idee creative.

Presentiamo poi alcuni metodi di “divergent thinking” (pensiero divergente) che, utilizzati nelle prime fasi di ideazione delle soluzioni, possono aiutare a guardare ai problemi tramite nuove prospettive e sradicare modi di pensare radicati e consolidati.

Da quali fasi è composto il processo creativo? 

Nel libro “The Art of Thought” del 1926, Graham Wallas presenta uno dei modelli esistenti più completi di processo creativo, da allora sempre valido e utilizzato. Consiste in quattro fasi: preparazione, incubazione, illuminazione e verifica (o implementazione).

© Interaction Design Foundation
  • Preparazione. La prima fase consiste nel raccogliere più informazioni possibili. È la fase in cui si conducono attività di ricerca con gli utenti target per comprendere i loro bisogni e definire il vero problema. Infatti, come spiegato nel precedente paragrafo, le idee creative sono sempre soluzioni ad un problema o bisogno. In questa fase, si possono utilizzare vari metodi di ideazione che ci aiutano ad analizzare e ridefinire da varie angolazioni i risultati e i problemi emersi dalla ricerca, in modo da superare il nostro pensiero abituale e vederli attraverso prospettive che non avevamo mai preso in considerazione.
  • Incubazione. In questa fase, si fa un passo indietro rispetto al problema allontanandosi da esso, in modo che il processo di pensiero inconscio inizi ad elaborare quanto abbiamo appreso tramite la prima fase di raccolta di informazioni. Possiamo favorire questo processo lasciando la mente aperta ad accogliere tutte le idee che possono nascere nei momenti più disparati, anche quelle che ci sembrano più folli.
  • Illuminazione. Questa fase rappresenta il momento dell’arrivo dell’idea creativa. È errato pensare che sia un momento lampo che arriva in modo casuale, bensì è una capacità che deve essere allenata e coltivata.
  • Verifica (o implementazione). Una volta trovata la soluzione, occorre progettarla e realizzarla. È questa la fase in cui si parte realizzando varie tipologie di prototipo, a seconda dell’obiettivo che si ha, in modo da testare se ciò che abbiamo pensato soddisfa i bisogni degli utenti definiti nella prima fase di Preparazione. Una volta compreso questo, allora si può procedere con la fase implementativa vera e propria.

Come nasce un’idea creativa?  

Un’idea creativa si definisce tale perché è nuova e originale, non è qualcosa che già si conosceva, e perché è utile, cioè risolve uno specifico problema.

Come si arriva alla cosiddetta “Illuminazione”?

Esistono tipicamente due tipologie di processi creativi di formulazione di idee: “Ant creativity” (creatività della formica) e “Flea creativity” (creatività della pulce). La prima tipologia prevede un processo lento, incrementale ed evolutivo nel tempo: consiste nell’arrivare alla soluzione tramite piccoli passi aggiungendo mano a mano piccoli miglioramenti. Potrebbe portare a soluzioni non radicalmente innovative, ma è un approccio più tutelante e “sicuro”.

Il processo che caratterizza la seconda tipologia, invece, arriva alla soluzione tramite step più rischiosi e “rivoluzionari”, che potrebbero portare a grandi innovazioni e trasformazioni, ma con un rischio maggiore di fallimento.

La formula perfetta per trovare soluzioni realmente creative ai problemi dovrebbe nascere da una combinazione di queste due tipologie di processi, in modo da generare idee che siano nuove e innovative, ma anche solidamente strutturate e pensate per essere utili e di valore.

Come formulare soluzioni creative: 4 metodi per stimolare il pensiero divergente

Spesso accade di rimanere bloccati quando si tratta di dover formulare idee nuove e brillanti, magari perché si conosce molto bene l’ambito in cui si sta lavorando ed è difficile vedere le cose attraverso nuove prospettive, o magari perché non si conoscono/non si applicano tecniche di ideazione.

Il pensiero divergente è un’attività cognitiva che prevede di partire da un preciso punto (problema/bisogno) e immaginare di avere infinite possibilità di soluzione. Viene utilizzato nelle prime fasi di ideazione di un processo con l’obiettivo di formulare più idee possibili. Infatti, la quantità delle idee ha la priorità rispetto alla qualità delle stesse.

© Interaction Design Foundation

Vediamo ora quattro metodi che possono aiutare a stimolare il pensiero divergente.

  • Oxymorons (Ossimori). Si può utilizzare questo metodo per generare nuove idee per un prodotto o un concept tramite l’esplorazione di come sarebbe quel prodotto o servizio se venissero eliminate le sue funzionalità essenziali. Con un limite di questo tipo, si è forzati a pensare a nuovi utilizzi a cui non si era mai pensato. Una volta pensati questi nuovi utilizzi o nuovi contesti di utilizzo, si ritorna a pensare alle funzionalità essenziali escluse e si individuano miglioramenti o nuovi aspetti da implementare.
  • Random Metaphor (Metafora casuale). Questo esercizio è utile per ampliare il nostro pensiero riguardo ad un’idea o prodotto a cui si sta lavorando. Si compone di 3 fasi:
  1. Scegliere un oggetto che si trova nell’ambiente in cui ci troviamo o una parola casuale sul dizionario e fare una lista di aggettivi o associazioni che ci vengono in mente relative all’oggetto o parola scelti. Esempio:       scegliessimo “pianta” come parola, potremmo scrivere “verde, viva, cresce, fotosintesi, ha bisogno di acqua e cure, terra…”.
  2. Pensare a metafore che sottolineino somiglianze tra gli aggettivi e associazioni pensati al punto 1 e aspetti dell’idea o funzionalità del prodotto a cui si sta lavorando. Le metafore non devono necessariamente essere al 100% credibili, l’obiettivo è sforzarsi ad individuare più somiglianze possibili. Esempio: se il nostro prodotto è un programma di text editing, possiamo compararlo con una pianta perché entrambi possono crescere con il tempo (il programma cresce grazie all’aggiunta di nuove funzionalità).
  3. Utilizzare le metafore del punto 2 per migliorare o cambiare l’idea o prodotto. Esempio: far crescere il programma tramite l’introduzione di nuove funzionalità deve essere fatto in modo organico e organizzato per far sì che gli utenti non siano confusi o spaesati quando vedono qualcosa di nuovo, ma sembri un’evoluzione naturale.
  • Brilliant Designer of Awful Things (Designer brillante di cose brutte). Questo esercizio è utile per migliorare un design o un prodotto che ha uno o più problemi noti. L’esercizio aiuta a considerare gli aspetti positivi del problema, in modo da essere sicuri di capirlo bene prima di attuare cambiamenti. Si compone di 4 fasi:
  1. Fare una lista di funzionalità problematiche del prodotto.
  2. Spiegare perché ognuna delle funzionalità è problematica.
  3. Immaginare che ognuna delle funzionalità sia stata pensata e progettata da uno dei più brillanti designer al mondo e che sicuramente esiste una buona ragione per essere stata realizzata in quel modo. L’obiettivo è spiegare queste buone ragioni.
  4. Considerando le ragioni del punto 3, emerge qualche elemento da tenere in considerazione quando si andrà a lavorare per cambiare e ridisegnare le funzionalità problematiche? C’è qualche aspetto che potrebbe rimanere tale e quale perché non così realmente problematico?
  • Arbitrary Constraints (Vincoli arbitrari). Questo è un metodo molto utile per ispirare la fase di ideazione e pensare fuori dagli schemi. Consiste principalmente nel pensare a vincoli e limiti dell’idea o prodotto a cui si sta lavorando. Si compone di 4 fasi:
  1. Fare una lista di 10-20 vincoli, scrivendone ognuno su un pezzo di carta diverso e girandoli sul tavolo a testa in giù. Per fare un esempio volutamente molto semplice, se pensiamo ad un telefono cellulare, potremmo scrivere i limiti “utilizzare mentre si va in bicicletta”, “utilizzato da una persona cieca”, ecc.
  2. Pensare all’idea o prodotto a cui si sta lavorando e pescare in modo casuale uno dei pezzi di carta.
  3. Pensare a quante più idee possibili per far sì che il prodotto funzioni nonostante quel vincolo/limite. Esempio: pensando a come un telefono cellulare possa essere utilizzato senza problemi mentre si va in bicicletta, la persona potrebbe indossare degli auricolari e chiamare le persone nella lista contatti tramite comandi vocali. Importante è non fermarsi alla prima idea, ma continuare a pensarne di nuove!
  4. Analizzare le idee del punto 3 e considerarle anche per altri contesti. Esempio 1: poter chiamare i propri contatti utilizzando auricolari può essere utile anche in molte altre occasioni, non solo quando si va in bicicletta. Quali potrebbero essere? Esempio 2: aggiungere questa funzionalità al prodotto come lo trasformerebbe? Ha senso farlo?

Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto alcuni metodi utilizzabili nella prima parte di ideazione di soluzioni per stimolare il cosiddetto “pensiero divergente”.

Nel prossimo articolo, affronteremo il concetto di “pensiero convergente”, utilizzato nella fase finale dell’ideazione per razionalizzare e consolidare ciò che è emerso in precedenza e formulare una soluzione non soltanto innovativa, ma anche utile e di valore per gli utenti target.


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