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La finanza in Azienda: l’importanza dei ‘cash flows’

di Calogero Immordino, Partner in Excellence Consulenti d’Impresa


Quando si parla di ‘controllo strategico dei risultati aziendali’, normalmente ci si concentra sui principali indicatori del business e sui rapporti che possono nascere dalla loro combinazione. ROI, ROS, ROT, PFN, EBITDA e come si combinano tra essi, sono ormai entrati a far parte del lessico quotidiano della gestione aziendale moderna.

Ma un aspetto fondamentale che fornisce una sintesi perfetta della capacità dell’azienda di creare valore è rappresentato dalla corretta gestione (dalla pianificazione a preventivo al controllo a consuntivo) dei flussi di cassa, o cash flows.

Il cash flow o flusso di cassa è forse la grandezza finanziaria più importante per l’azienda. È, infatti, spesso, proprio la mancanza di liquidità a mettere in forse la sopravvivenza dell’impresa, decretando il successo o, al contrario, la crisi o addirittura il fallimento delle sue attività. L’azienda, infatti, affronta ciclicamente fasi di sviluppo, di espansione, di maturità, di rilancio o di declino, e ciascuna di queste fasi è accompagnata da fabbisogni o surplus finanziari che richiedono attenzioni particolari.

L’importanza della gestione finanziaria in ambito aziendale, dunque, è massima: e rientra in tantissimi dei processi, rappresentando un fattore chiave per la gestione del sistema. La gestione finanziaria in azienda rappresenta la parte fondamentale della gestione dei flussi di cassa, proprio perché chi si occupa di questa specifica funzione prende decisioni su entrate e uscite, modalità di incasso, modalità di pagamento. Ma come si fa una gestione finanziaria ottimale? In maniera dipendente dall’arco di tempo in cui si opera, questa può avere obiettivi e metodi diversi, suddivisi in tre tipologie di pianificazione:

Strategica: opera a medio-lungo termine, pianificando le scelte commerciali, gli investimenti e le fonti di finanziamento in un business plan che si dipana in più anni;

Budget: opera nel breve periodo, assicurandosi che tutte le entrate e le uscite creino un flusso netto attivo e sostenibile;

Tesoreria: opera nel breve-medio termine, tenendo conto di tutte le spese fisse aziendali, e tentando di prevedere la liquidità aziendale in un lasso temporale molto breve.

Proprio per l’importanza che assume la gestione dei cash flows in scenari e contesti “competitivi” come l’attuale, assistiamo ad un numero sempre crescente di aziende che utilizzano strategicamente sistemi previsionali e a consuntivo di rendiconto finanziario, uno dei documenti fondamentali di cui si compone il bilancio d’esercizio (assieme al CE, allo SP, alla Nota integrativa ed alla relazione sulla gestione).

L’importanza di questo strumento, previsto obbligatoriamente dal legislatore per quelle imprese che per due esercizi consecutivi superano almeno due su tre di determinati requisiti (un numero medio di dipendenti occupati durante l’esercizio superiore a 50 unità, Attivo Patrimoniale superiore a € 4.400.000, ricavi da vendite e prestazioni superiori a € 8.800.000) è infatti quella, grazie all’analisi dei flussi di cassa, di fornire una rappresentazione ottimale della situazione finanziaria dell’azienda, in particolar modo perché consente di capire se l’azienda:

  • ha una attività operativa solida che produce flussi di cassa stabili nel tempo che possono rappresentare fonti di autofinanziamento;
  • è in grado di pagare gli interessi passivi sui prestiti;
  • può rimborsare i finanziamenti;
  • riesce a pagare le imposte;
  • può programmare nuovi investimenti;
  • si trova nella necessità di richiedere un finanziamento;
  • è in grado di distribuire dividendi ai soci.

Quindi è un modulo importante che ci permette di approfondire ulteriormente le informazioni che sono contenute nel bilancio. Nel mondo della finanza, poi, il cash flow è un indicatore essenziale dell’attrattività di un’impresa per gli investitori, più del fatturato e del profitto stesso. Quest’ultimo, infatti, è la sintesi dei movimenti economici realizzati nel corso di un anno ed esprime la differenza tra i ricavi e i costi, indipendentemente dai movimenti monetari che queste operazioni hanno generato.  Ci sono 5 cose che fanno emergere differenze tra la visione “amministrativa” (tipica del bilancio d’esercizio) e quella finanziaria:

  1. Non coincidenza tra ricavi ed entrate (dipende dai tempi medi di incasso)
  2. Non coincidenza tra gli acquisti e le uscite (dipende dai tempi medi di pagamento dei fornitori)
  3. Ammortamenti e accantonamenti non sono “costi” monetari (non sono uscite di cassa a tutti gli effetti)
  4. Acquisti o vendita di cespiti non transitano dal conto economico (solo gli ammortamenti ma non sono uguali alle uscite di cassa)
  5. Accensione o rimborso di prestiti non transitano dal conto economico (solo gli oneri finanziari)

Quindi il profitto non tiene conto dell’effettivo pagamento dei costi sostenuti o dell’effettivo incasso delle vendite realizzate, che potranno non coincidere con i costi e i ricavi contabilizzati nel periodo a causa di dilazioni e insoluti. L’utile non va, quindi, confuso con il cash flow positivo, che evidenzia l’ammontare delle risorse finanziarie nette prodotte nel periodo considerato. Un’azienda potrà avere un utile positivo ma trovarsi in debito di liquidità o, al contrario, avere una buona liquidità ma operare in perdita.

Il cash flow più importante che è possibile determinare con il Rendiconto Finanziario è il FCFO ovvero il  flusso di cassa operativo, in inglese Cash Flow From Operations (FCFO). Per calcolarlo, si utilizza lo schema del rendiconto finanziario tradizionale, partendo dal reddito operativo (o EBIT, Earning Before Interests and Taxes), ovvero l’utile al netto delle imposte e degli oneri finanziari. In particolare, la formula prevede:

Il FCFO è il dato maggiormente utilizzato oggi in finanza perché consente di determinare, attraverso processi di attualizzazione dei flussi di cassa prospettici di un business, la stima del valore di una società che sta per essere ceduta/acquisita, integrando la metodologia dei multipli con stime più puntuali legate alla capacità dell’azienda di creare flussi di cassa positivi stabili nel tempo

È molto utile, inoltre, nel calcolo del DSCR (Debt Service Coverage Ratio), un indice finanziario calcolato per prevedere la sostenibilità finanziaria dei debiti aziendali, previsto dal Codice della Crisi d’Impresa per far scattare l’allerta sullo stato di salute di un’impresa. L’indice prevede la capacità di una impresa di generare flussi di cassa sufficienti alla copertura del debito, inteso tale debito come quota capitale più quota interesse. Il DSCR rappresenta quindi l’ammontare di liquidità utile a rimborsare i finanziamenti.

Si ottiene dalla forrmula: DSCR = FCFO/(Debito + Oneri finanziari). Se l’indice è inferiore a 1 significa che probabilmente l’azienda non sarà in grado di rimborsare il suo debito nei tempi stabiliti.

Governare bene queste leve e monitorare costantemente la dinamica finanziaria consente alle aziende virtuose di crescere e creare valore.

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